ritratto gregorio bottaUn omaggio di Gregorio Botta al grande poeta romantico inglese John Keats. Una lettura emozionale dei conflitti umani e degli interrogativi esistenziali più profondi. Nove lastre di piombo, un insieme di opere d’arte contemporanea che diventa spazio di riflessione, ma anche recupero e rilettura dei concetti di  tempo, transitorietà, perdita. La mostra “Here lies one whose name was writ in water (Qui giace uno il cui nome è scritto sull’acqua)”, organizzata da “Il Cigno GG edizioni”, in collaborazione con Nova Apulia,  con il patrocinio del Polo Museale della Puglia, sarà inaugurata venerdì 19 maggio alle 17.30 al Museo del Parco archeologico di Egnazia (Fasano).
Interverranno, oltre all’autore, Angela Ciancio, direttrice del Museo e del Parco archeologico di Egnazia, e Tommaso Morciano di Nova Apulia.
“Sono nove le parole che compongono l’epigrafe della tomba di Keats – sottolinea Botta - , ognuna delle quali ho riportato sulle nove lastre di piombo che saranno in mostra al Museo del Parco archeologico di Egnazia,  fino al 30 ottobre. L’epitaffio del poeta inglese rappresenta, secondo me, una vera e propria opera d’arte contemporanea: Keats accetta la sconfitta del tempo, ritiene di morire troppo giovane per entrare nella storia, è convinto che sarà dimenticato. Per questo chiede che sulla sua lapide non venga riportato il suo nome, ma una frase che in realtà, al contrario di ciò che egli stesso immagina, lo renderà immortale perché rappresenta un segno che racchiude il destino di tutti noi”.

Keats, morto a Roma nel febbraio 1821 a soli 26 anni, è sepolto nel piccolo cimitero accanto alla Piramide Cestia, all’esterno delle antiche mura romane. Sulla sua lapide nessun nome, e neppure un’indicazione concreta sulla sua persona.

“Con la scelta di porre al  centro della propria opera le parole consegnate ai posteri dallo scrittore inglese –evidenzia Lorenzo Zichichi- Botta mette in luce, con una straordinaria forza evocativa, il nesso inscindibile tra la dimensione generale dell’Essere e la vita concreta, unica e irripetibile dell’individuo. Una tensione esistenziale che si esprime nel desiderio, romantico e umanissimo, di lasciare tracce dietro di sé, posare lapidi, creare immagini e segni per impedire che cada il buio sulla singolarità  della propria vita.
Dopo il successo ottenuto a  Mantova, sono molto felice di portare questa mostra in Puglia. Una terra che, proprio all’epoca del giovane Keats, ha visto partire dalle proprie sponde tanti altri giovani inglesi come lui, sospinti da un insopprimibile ideale romantico di libertà, per combattere nella Grecia schiacciata dalla dominazione Turca”.

“Nella concezione drammaturgica dell’opera di Gregorio Botta – spiega Lóránd Hegyi, critico d’arte ungherese – si evocano i grandi poeti e filosofi, e tutta la cultura romantica e sentimentale, la letteratura classica e soprattutto l’etica dell’amicizia, della fedeltà, dell’impegno: euforia e spiritualità, fede nell’arte in quanto forza dell’immaginazione e dell’anima capace di cambiare il mondo, fede nella missione di precursore dell’artista.
Chi mai può leggere un nome sull’acqua, tenerlo a mente per restituirlo poi alle generazioni successive? E perché affidare proprio all’acqua, il più effimero degli elementi, il compito di conservare per l’eternità il nome del poeta, preservandolo dall’oblio? La frase enigmatica del giovane poeta, che suscita tanti interrogativi e conduce il pensiero in direzioni diverse, evoca molti significati e ambiti connotativi. Si direbbe che l’essenziale per Gregorio Botta sia l’ambiguità esistenziale, tragicamente bella, di queste parole”.

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