La resistenza a singhiozzo

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Da parecchi anni ,ormai, assistiamo ad una “interpretazione” della Resistenza a livello cittadino che varia a seconda dell’orientamento politico del momento. Il tentativo di edulcorare gli avvenimenti che hanno condotto alla liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista con conseguente lotta al regime fantoccio ,suo alleato ,della Repubblica di Salò , va nella direzione di revisione totale di quella che è la pietra miliare della nostra democrazia e cioè la Costituzione. Rimuovere gli avvenimenti che portarono  un popolo ad  organizzarsi per combattere un governo che aveva svenduto la propria patria ai nazisti pur di continuare a detenere una parvenza di potere , vuol dire uccidere ancora una volta tutti quei giovani, quelle donne, che hanno donato la loro vita per la libertà. È un esercizio subdolo che tante amministrazioni stanno esercitando in tutta Italia. Anche nella  nostra città stiamo vivendo delle fasi alterne. Non si ricordano più i partigiani,eroi della Resistenza ma i caduti delle guerre, non si suonano più i canti della RESISTENZA ma si eseguono marce della prima guerra mondiale. Tutto insomma va nella direzione di stemperare, ridimensionare ,riscrivere quella che è stata una delle pagine più cruente della nostra storia recente. La democrazia, la convivenza civile, la libertà, sono   principi assoluti che si fondano purtroppo su fragili  equilibri di realizzazione.  Basta poco per cancellare ciò che si è costruito e far riemergere quello che pensavamo fosse stato sconfitto. Sì, perché il 25 aprile segna la sconfitta di quelli che credevano che una razza fosse superiore ad un’altra. Di quelli che credevano che i cervelli non dovessero liberamente pensare. Di quelli che avrebbero voluto le donne relegate ai margini di una società oscurantista. Di quelli che mandavano a morire gli omosessuali. Di quelli che perseguivano gli oppositori. Di quelli che ritenevano i disabili un peso.  Di quelli che in squadre, si accanivano sugli inermi per sentirsi forti. Di quelli che celavano il marcio dietro il nero di una camicia.

Questo e tanto altro è  stato sconfitto il 25 aprile. Una società devastata, impoverita, oppressa è stata presa in carico e salvata da giovani,donne e uomini di diversa provenienza, cultura ed estrazione religiosa.

 Questi erano i partigiani.  Madri, padri, fratelli, sorelle che hanno creduto possibile un mondo migliore e che hanno combattuto e sono morti per la libertà in un giorno senza libertà. Il sacrificio di una intera generazione va tutelato, ricordato ,celebrato. Quanto è  fragile l’equilibrio che tiene in piedi tutto. Quanto è  labile il ricordo di ciò che è stato e che potrebbe tornare, sotto altre forme, certo ,ma altrettanto pericolose. Il nostro canto del partigiano , la nostra ” Bella Ciao”, cantata stamattina durante il corteo istituzionale ha voluto ricordare tutto questo.

Non si può evitare di ricordare e celebrare ciò che è  stato. Non si può continuare a far eseguire marcette della prima guerra mondiale, non si possono onorare genericamente i caduti ed ignorare i Partigiani. Per tutti questi motivi era NECESSARIO che Bella Ciao fosse intonata oggi.

SENZA MEMORIA NON C’È FUTURO

BELLA CIAO

ORA E SEMPRE RESISTENZA

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